A FUNSCIÔN
La festa patronale di Tassarolo si teneva, da tempo immemorabile, la seconda domenica di settembre per festeggiare la Madonnina di Sant' Ambrogio, una minuscola statua della Vergine con Bambino che la devozione dei tassarolesi aveva eletto sua Patrona.
Non sono ancora ben chiare le ragioni che portarono ad attribuire quel titolo alla Madre di Gesù ma quella festa a Tassarolo veniva e viene chiamata ancora oggi in dialetto A Funsciôn (la funzione).
Alla Madonnina di Sant'Ambrogio è pure dedicata una chiesetta campestre, semplice e disadorna, sulla collina che ospita pure una vetusta, ultrasecolare Rovere Verde la quale dava il nome a una cascina nelle sue vicinanze,oggi scomparsa per lasciare il posto ad una serie di case di nuova concezione.
La solennità patronale dunque è oggetto di profondo culto da parte di tutti i tassarolesi e nella domenica a Lei dedicata si tenevano grandi festeggiamenti con tridui di preparazione a cui erano chiamati insigni predicatori per tenere vibrate omelie, Messe solenni in diverse ore del mattino, processioni,iniziative di vario genere come pesche di beneficenza, bancarelle per le vie del paese, balli. Tutti i tassarolesi trasferiti nelle vicine località per motivi diversi, come matrimoni o lavoro, facevano ritorno in quell'occasione dai parenti rimasti in paese, come accorrevano in gran numero amici convocati da famiglie di Tassarolo che ricambiavano l'invito ricevuto in occasione di feste in altre località della zona. Oltre agli invitati, numerosi erano i visitatori che giungevano e partecipavano alla festa patronale della Madonnina di Sant'Ambrogio, con un grosso guaio e un pesante danno all'economia del paese. Alla sera quando tutto era finito e i visitatori avevano fatto ritorno a casa, le vigne ubicate lungo le strade di accesso al borgo si presentavano abbondantemente vendemmiate anzitempo con grande sconforto dei loro conduttori.
Per ovviare a tale inconveniente, venne deciso, dalle autorità ecclesiastiche d'intesa con le autorità municipali sul finire dell'800, di spostare la solennità alla seconda domenica di ottobre per dare modo ai vignaiuoli di raccogliere tranquillamente il frutto del loro lavoro che per Tassarolo era la fonte primaria di sostentamento, in modo particolare con la produzione del famoso e ricercato Nibiö id Tassarö (Nebbiolo di Tassarolo).
Ed è la seconda versione della Patronale che fa parte dei nostri ricordi più nitidi e belli. Quando don Pastorini teneva i tridui di preparazione alla festa e noi chirichetti tutti a cercare di arrivare primi in chiesa per indossare la veste più bella, si ascoltavano gli interminabili sermoni di valenti oratori, a volte tenuti da due predicatori in contraddittorio,si ricevevano le benedizioni serali con preghiere che duravano ore, iniziava la festa vera e propria della domenica con Messa solenne durante la quale venivano eseguiti i canti gregoriani eseguiti dalla cantoria di Tassarolo. La processione del pomeriggio a cui partecipavano tutte le compagnie religiose con i loro labari e divise, la banda musicale, solitamente quella del “San Giorgio” di Novi, la Confraternita della SS. Annunziata al completo, occasione in cui i confratelli indossavano le mantelline con i vari segni di dignità evidenziati dalle filettature dorate. I giovani in tenzone per aggiudicarsi, all'ncanto, il privilegio di portare il simulacro della Madonna, incanto magistralmente condotto da Giuseppe Bisio, Gepéin, a cui noi bambini assistevamo incuriositi e divertiti. Al seguito della statua tutto il popolo di fede in religioso silenzio a compiere tutto il percorso che si snodava per le vie di Tassarolo.
Alla patronale giungevano in paese ,le bancarelle con le novità del momento a cui davamo l'assalto consumando i pochi spiccioli avuti in regalo dai parenti venuti dai paesi vicini. Particolarmente ricercati erano i razzi da sparare in serata quando si innalzavano in cielo e, scoppiando, spandevano una cascata di scintille policrome. I dolciumi, dolci e pasticcini, erano assicurati dalla nonna che cuoceva nel forno dell'Osteria con il pane fresco e profumato. A pranzo, con o senza invitati, non poteva mancare la gallina o il cappone lessi, nel cui brodo si cuocevano i prelibati gnocchetti, quella magica pasta simile ad una grande virgola attorcigliata, composta da farina e uova, resa sottile dalle dita delle nonne.
Conclusa la processione, con l'omelia tutta dedicata alla Vergine e la benedizione ai fedeli, l'attenzione era tutta rivolta alla sera che chiudeva con l'immancabile veglione nella Società di Mutuo Soccorso. La domenica successiva, tempo permettendo, la statua veniva portata in processione nella chiesa campestre presso la Rovere Verde dove rimaneva fino alla prima domenica di Maggio dell'anno successivo per essere riportata e venerata in parrocchia. Si diceva, recando il simulacro nella chiesetta in aperta campagna, che la Madonna veniva condotta a castagnò (a raccogliere castagne).
La sacra ricorrenza è oggi ritornata a essere festeggiata nella seconda domenica di settembre come ai tempi di oltre un secolo addietro, rimanendo nella parrocchiale di San Nicolao la statua, amata e venerata della Madonnina di Sant'Ambrogio.
(brano tratto dal volume "I Racconti
dell'Osteria" di Dino Bergaglio)